Autori Emergenti

Intervista a Marco Cornetto, autore de “Mokummer”.

Iniziare un’intervista non è mai facile, specie se non si ha davanti la persona e il tutto si svolge attraverso i social.

Questa sarà dedicata a Marco Cornetto, scrittore emergente che ho avuto il piacere di conoscere in occasione del suo primo elaborato, “Baby Adelaide”. Seguite il suo profilo, oltre ad essere un aspirante scrittore viaggia per il mondo e ce lo mostra con delle foto davvero sorprendenti.

Attualmente ha “in ballo” una campagna di crowdfunding con bookabook con il suo nuovo romanzo, “Mokummer”. Marco mi ha gentilmente chiesto di leggerlo e di fargli sapere cosa ne pensassi. Beh, sono qua ad intervistarlo: vi anticipo immediatamente che mi è piaciuto davvero tanto.

  • Ciao Marco! Anzitutto grazie di avermi scelta come “lettrice-prova” per questo tuo romanzo. Poi, grazie anche di esserti reso disponibile per questa breve (ma spero piacevole!) intervista. Andiamo subito al sodo: raccontaci qualcosa di te, soprattutto del Marco scrittore. Quando hai scoperto che la scrittura potesse essere la tua strada?

A voler esser sinceri, sulla strada della scrittura mi ci son ritrovato per caso. Ricordo che al liceo c’era chi si dedicava al teatro, chi alla musica o al canto – “un giorno” ho pensato “potrei buttarmi sulla carta”. Così i primi tentativi risalgono agli anni dell’università, durante le pallosissime ore di treno per arrivare a Milano. Poca roba eh, ma comunque un inizio. Poi ho preso a viaggiare, per motivi di studio, lavoro, volontariato. Di volta in volta notavo che gli appunti si eran via via accumulati, le frasi snellite, e che insomma la scrittura era ormai diventata l’unica, vera e fedele confidente in tutti i miei mesi lontano da casa.

  • Arriviamo a Baby Adelaide. Com’è nato questo esordio, è andato come ti aspettavi?

“Baby Adelaide” nasce proprio così: come taccuino di viaggio, scritto tra fogli sparsi in camera e note sul cellulare. È il racconto di un’avventura in Australia, l’esperienza di un giovane studente Italiano catapultato sull’altra parte del mondo. Non posso dire che mi aspettassi qualcosa nello specifico: volevo semplicemente condividere i miei pensieri, le mie sensazioni, provando a intercettare quei giovani in partenza o di ritorno dalla Land Down Under. È stato un tuffo di pancia nel mondo del self-publishing: mi ha dato tanto, ne è valsa proprio la pena.

  • Prima di parlare del tuo secondo libro, parliamo di cosa hai fatto in questo intervallo di tempo, ovvero fra la pubblicazione di Baby Adelaide e il contratto con bookabook.

Sono successe parecchie cose in effetti. In ordine: ho abbandonato gli studi a Milano, mi sono trasferito in Olanda, da lì zaino in spalla lungo il Cammino di Santiago, quindi Barcellona per lavoro, salvo poi lasciar tutto di nuovo e partire per otto mesi di volontariato in Asia, tra Malaysia, Cambogia, Singapore e Vietnam.

  • Ti sei, come abbiamo detto prima, affidato a una casa editrice indipendente, bookabook per l’appunto. Parlaci un po’ di questa “raccolta fondi” e di come sta andando.

Bookabook ha il grande merito di essere una casa editrice giovane, innovativa, democratica al punto da saper scommettere su autori in erba e sfidare il mondo (alle volte stagnante) dell’editoria. Lo fa attraverso il “crowdfunding”, una sorta di raccolta fondi che si pone l’obiettivo di testare il potenziale di mercato dei libri via via selezionati e proposti al pubblico. Ad oggi, “Mokummer” ha già superato le 160 copie vendute: ne mancano una trentina appena per raggiungere quota 200 e ottenere così la pubblicazione su scala nazionale!

  • E ora, invece… Mokummer. Ti va di raccontarlo ai lettori? Senza spoiler però, mi raccomando!

“Mokummer” racconta le storie di un gruppo di ragazzi – Sugar, Zoe, Bianconiglio, il Maestro – arrivati in Olanda perché in fuga da casa o alla caccia di fortuna. La vita quotidiana di questi personaggi, giovani inquieti in cerca di stabilità e appartenenza, è vista con gli occhi di Vals, di fatto protagonista e voce narrante del testo. Tra party estremi, corse in bici e notti a teatro, il romanzo tocca e analizza temi diversi, che vanno dall’uso di droghe alle relazioni a distanza, dalla prostituzione alle crisi di panico al significato della parola “casa”. A fare da sfondo a queste riflessioni, ovviamente, i ponti e i canali della splendida Amsterdam.

  • Quanto è autobiografico?

Abbastanza, direi. Ho volutamente preso spunto da episodi visti o vissuti in prima persona, rielaborandoli e dando loro una nuova forma. La realtà è che, in fondo, c’è sempre un po’ di te nelle storie che inventi, già per il semplice fatto di averle pensate dentro la tua testa – quindi lo stesso vale per “Mokummer” e per il sottoscritto.

  • Progetti futuri?

Da un paio di mesi mi sono trasferito a Torino per lavorare nel sociale. Spero di continuare in questo settore, che giorno dopo giorno mi sta regalando tante scoperte e grandi soddisfazioni. Quanto allo scrivere, chissà… forse un romanzo sul Vietnam entro il prossimo anno? Sì, in estate potrei proprio provarci.

Mokummer (Marco Cornetto) - Volantino.jpg

Come è stato detto, “Mokummer” racconta la storia di Vals, un ragazzo italiano fuggito in Olanda, luogo in cui incontra tante persone, una più diversa dell’altra, che segneranno la sua permanenza nella capitale in modo considerevole.

Zoe, poi Sugar, il saggio Maestro, Bianconiglio, Anna, Andrew, fanno parte del percorso di crescita di Vals, che ha voglia di lasciarsi alle spalle la sua “vita precedente” e di lenire un po’ di dolore accumulato.

Quando ho iniziato a leggere questo libro pensavo di trovare un diario di viaggio, poiché come detto precedentemente ho conosciuto Marco con “Baby Adelaide”, ed è stata una piacevole sorpresa invece scoprire un romanzo, una narrazione fresca, giovane, dinamica.

L’autore ha uno stile molto particolare di scrivere, non insolito, ma certamente peculiare: utilizza frasi piuttosto lunghe in cui le virgole vengono talvolta abbandonate per dare l’idea (resa perfettamente) di un flusso di pensieri scritto, un fiume di parole che scorrono nere su bianco. E in effetti il risultato finale mi è sembrato quello di un monologo, ho immaginato di essere insieme a Vals in un bar e di sentirlo parlare di tutte le strade di Amsterdam, della sua camera, del teatro in cui lavora, di Zoe che se n’è andata (piccolissimo spoiler, lo ammetto, ma non vi sto dicendo tantissimo in realtà), dei suoi attacchi di panico e di tutto ciò che gli è capitato in poco più di un anno.

È stata veramente una bellissima lettura e una meravigliosa sensazione, a Marco va perciò il merito di aver trovato un modo tutto suo di creare un legame che mette a proprio agio chi legge.

Auguro a Marco buona fortuna, la vendita del suo libro sta andando a gonfie vele ed è quasi giunta a termine.

Lo ringrazio anche della fiducia che ha riposto in me, sia come lettrice che come blogger.

Per la campagna di crowdfunding cliccate qui, per il suo profilo instagram, invece, qui.

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